Taddeo Francesco Antonio

Taddeo Francesco Antonio pubblichiamo la storia della sua vita come ci è pervenuta da suo figlio Roberto residente a Fremantle (Australia)

Un diamante grezzo

 La famiglia Taddeo vi dà un caldo benvenuto oggi per onorare la memoria e riflettere sulla vita di Francesco Antonio Taddeo meglio conosciuto come “Franco” da mamma, “Papà o Pa” da noi suoi figli, “Nonno” dai suoi nipoti e i suoi cani (Sandie, Lipa e Diesel), Frank, Ciccio, Arturo dai suoi amici e Zi Ciccio dai suoi nipoti di Adelaide.Franco nacque il 30 gennaio 1926 in un piccolo paese della provincia di Salerno, a sud di Napoli, chiamato Novi Velia. Venne alla luce sul pavimento di una torre campanaria nella casa castello di sua zia. Fu l’inizio di una vita molto eccitante.Fu il più giovane di 8 fratelli. Tutti nella sua famiglia furono grandi lavoratori, onesti, gentili, amanti del caffè e del buon vino, lavoratori a giornata che vivevano la loro vita al massimo. Diamanti grezzi.Fu chiamato alle armi da giovane per 12 mesi ma non volle mai sparare e per questo trascorse 11 mesi nel carcere militare dove ebbe modo di riflettere sulle sue esperienze e si meritò il rispetto dei suoi compagni quando afferrò il prepotente di turno e gli bruciò la barba.

Arrivò a Fremantle nel 1952 con una piccola valigia marrone sbarcando da una nave da guerra greca riadattate a nave di linea. Vide le luci di Fremantle nel 1952 e si è spento nell’ospedale di Fremantle il 28 giugno 2012, 60 anni dopo aver visto quelle luci.

Divenne sempre più un ragazzo di Fremantle. Franco sposò Maria per procura nel 1956 ed ebbe tre figli: Roberto, Emma e Liliana. Acquisì anche un genero Ante Majic ed una nuora Shirley Taddeo ed una nipotina Josephine Majic. Il punto fermo di nostro padre fu nostra madre, lei sapeva come controllarlo e prima di morire lei ci disse che lui sarebbe stato il nostro incubo peggiore. Aveva un carattere un po’ difficile ma era bello averlo intorno anche se a volte ci faceva dire cose che non è bne ripetere in chiesa. Lui era il re dei Beaconsfield, amava la sua casa e il suo spazio, sentirsi libero e fare ciò che voleva.

Nostro padre fu un grande lavoratore, forte e gentile (quando voleva esserlo). Lavorò come boscaiolo a Brookton e poi come calderaio a Transfield per 30 anni. Per lui fu una grande soddisfazione essere ricevuto dal capo per congratularsi con lui per il lavoro svolto e per l’allegria che sapeva trasmettere ai suoi compagni di lavoro.

Anche quando andò in pensione conservò le sue amicizie a lungo. Nostro padre trasferì a noi tanta energia e passione nel farci crescere e di quei giorni noi conserviamo queste fotografie che potete vedere esposte oggi. Cosa ricordiamo più di nostro padre sono le mani segnate dal lavoro, scure e ruvide come carta vetrata. Nostro padre amava molto la famiglia ed era molto devoto a nostra madre anche se non è mai stato uno stinco di santo. Quando eravamo piccoli aspettavamo con ansia che i suoi amici lo venissero a trovare a casa. Si intrattenevano raccontando storie del passato e dopo aver bevuto qualche bicchiere di vino in più loro si dimenticavano della nostra presenza e iniziavano a raccontare versioni inedite delle loro storie fino alle 6 del mattino. Inebriati dal profumo del caffè, del vino li ascoltavamo e venivamo a conoscenza di particolari sempre nuovi della vita di nostro padre, della sua gioventù e del suo lato più selvaggio.

Il maggior risultato raggiunto da mio padre fu la famiglia: Franco e Maria ebbero 8 nipoti (Stipan, Brandan, Adam, Ryan, Marissa, Jon, Liam e Mindi) che lo adoravano e non aspettavano altro che sentire le sue storie, Per loro il nonno era una leggenda ed erano orgogliosi di lui.

Anche se nostro padre non lo ha mai affermato apertamente noi sappiamo che era orgoglioso dei suoi figli e di come eravamo cresciuti. In occasione dei pranzi di famiglia lui era solito sedere in modo molto rilassato sulla poltrona reclinabile della stanza da pranzo mentre i nipotini gli correvano intorno litigando per chi dovesse sedersi accanto a lui per ascoltare le sue storie. Storie di quando andava a caccia di lupi nei boschi, di quando scuoiava conigli e di quando incontrava gli gnomi. Tutti iniziavano a scappare quando lui si alzava e li inseguiva imitando il verso dell’orso. Si divertivano tantissimo.

Quando i nipotini diventavano ingestibili lui iniziava a lanciare contro il muro tutto quello che gli capitava sottomano: macchinetta del caffè, piatti, anguria, carte, l’apparecchio acustico, scarpe, dentiera oppure cominciava a colpire le porte. Tutti morivano dal ridere a vederlo così. Un giorno 3 dei suoi nipotini stavano giocando a cricket e a calcio nel giardino e decisero di arrampicarsi sull’albero di fichi del nonno che corse per farli scendere giù. I bambini, divertiti, iniziarono a fare pipì dall’albero e il nonno cominciò a bestemmiare. Dopo tanti anni ancora ci divertiamo a raccontare questo episodio. A nostro padre piaceva la compagnia e amava avere i suoi amici intorno a bere il caffè o il vino e a giocare a briscola e a bocce. La vita non poteva essere migliore per lui. La sua casa era un castello per lui e diceva spesso che non esisteva posto migliore di quello.Dopo la morte di nostra madre lui si ritirò a Villa Dalmacia dove ogni lunedì e giovedì incontrava i suoi vecchi amici di Freo. Mio padre andava regolarmente in chiesa e sua figlia Emma lo può testimoniare.

Qualcuno chiese: il paradiso sarà pronto per Frank? Lui ha dimostrato forza e amore fino alla fine dei suoi giorni. Speriamo che dopo la nostra morte ( dei figli si intende ) anche i nostri figli potranno ricordarci raccontando storie su di noi come stiamo facendo oggi per nostro padre. Così saremmo sicuri di aver vissuto una vita completa. Oggi di fronte a voi amici mi rendo conto di quanto siamo stati fortunati ad averlo come padre. Non ci sono parole per descrivere la grande influenza che lui ha avuto sulla nostra vita e quella dei suoi nipoti. Attraverso il suo esempio sono diventato il marito e il padre che oggi sono. Franco per le sue qualità particolari è stato un esempio degno di nota, un modello da seguire, una persona di grande integrità morale che capiva l’importanza del lavoro duro . Lo ha fatto per noi e noi l’abbiamo sostenuto fino alla morte. La perdita di nostro padre è stata molto dolorosa ma ci ha reso consapevoli, ancora di più, del forte legame che ci legava a lui. Forse possono esserci di consolazione le parole dell’infermiera dell’ospedale di Fremantle: “la più grande eredità che ti ha lasciato tuo padre è la curiosità per la vita, una sete di conoscenza, la passione per la via all’aria aperta, il senso dell’umorismo, il senso della vita non legata ai soldi, la ricompensa che viene dalla fatica. Tutti questi sono i grandi doni che ti ha lasciato tuo padre.In conclusione voglio esprimere la mia gratitudine alla mia famiglia, amici, vicini che hanno celebrato la sua vita negli anni. Grazie per la vostra amicizia e per il vostro supporto. Voglio ringraziare le mie sorelle per essersi prese cura di mio padre ogni giorno, in particolare Emma che gli ha fatto da infermiera. Grazie di tutto.

EMMA. Grazie anche ai dottori e alle infermiere che gli sono stati sempre vicino anche quando mio padre imprecava contro di loro. Grazie per averlo rispettato sempre con rispetto e amicizia. Grazie a Padre Keating e Colin Reale.Papà tu eri un diamante grezzo che ha vissuto al massimo la sua vita. Ora lui ha raggiunto nostra madre e tutti i suoi amici e ora staranno sicuramente giocando a carte bevendo vino e caffè. Così come faceva sempre mio padre e la famiglia TADDEO facciamo il segno della crocee che Dio vi benedica.

 Celebriamo la vita di quello che fu un diamante grezzo con un grande applauso.

 Grazie

img398.jpg img399.jpg img400.jpg img401.jpg img402.jpg img403.jpg img404.jpg img405.jpg