Crocamo Antonio 11/10/1929

Una storia come tante altre, che rischia anche di apparire banale. Certo non lo è per chi si è ritrovata a doverla vivere volente o nolente. E proprio perché carica di emozioni, sentimenti e nobili ideali, merita di essere raccontata nella sua realtà, senza doverla romanzare o adornare con inutili fronzoli che la renderebbero più interessante e piacevole. Il protagonista è Antonio Crocamo, nato a Novi Velia il 11/10/1929 da Pasquale Crocamo (20/04/1906) e Raffaella Ricchiuti (29/12/1905). Primo di cinque figli riceve l'istruzione fino alla quinta elementare (quasi un record se si considera il periodo a cui si fa riferimento) dovendo poi rinunciare agli studi per dover intraprendere lavoretti occasionali, per poter contribuire economicamente ai bisogni familiari. Uno di questi lavori oggi potrebbe apparire bizzarro. Aveva luogo nei mesi estivi e consisteva nel raccogliere in grosse ceste di vimini la neve accumulatasi nelle "nevere" del monte Gelbison durante il periodo invernale e di trasportarla con un asino nelle località costiere, dove veniva utilizzata soprattutto dagli stabilimenti balneari. Giunto ai diciotto anni Antonio capisce che l'arte dell'arrangiarsi non sempre paga il necessario per la sopravvivenza e quindi decide di imparare un mestiere. Si reca dunque nella bottega di un falegname situata in un paese limitrofo (Angellara) presso cui effettua un apprendistato. Durante questo periodo conosce una giovane ragazza di Massa della Lucania, di nome Nunziata che lavorava presso una sartoria a Vallo della Lucania. Nell'agosto del 1953, mediante atto di richiamo da parte del padre, si reca in Venezuela a bordo della nave "BIANCA C." accompagnato da Giuseppe Giordano e Angelo Guida suoi amici e compaesani, il viaggio dura più del necessario (circa quaranta giorni) dal momento che un guasto alla nave li costringe ad attraccare e a sostare sulle coste spagnole. In Venezuela Antonio riprende la sua attività da falegname e nel mentre intraprende contatti epistolari con Nunziata, la ragazza conosciuta tempo prima. Ed è proprio per sposarla che rientra in Italia nel marzo del 1958 e il matrimonio viene celebrato il 19/07/1958. La convivenza coniugale non dura molto poiché è costretto a ritornare in Venezuela nell'ottobre dello stesso anno, lasciando la moglie che però lo raggiungerà l'anno successivo. È in Venezuela (precisamente a Caracas) che nascono i loro due figli: Pasquale (11/11/1960) e Rafaela (9/12/1962). A causa degli avvenimenti della Guerra fredda che coinvolgono Cuba nel 1964, Antonio decide di riportare la propria famiglia in Italia, che sembra essere un luogo più tranquillo rispetto a quello in cui si ritrovano a vivere. Giunto in Italia però è costretto a fare i conti con la scarsità di lavoro che lo costringe a partire nuovamente, dopo pochi mesi dal rientro, alla volta della Germania. Qui Antonio lavora presso una fabbrica per la produzione della carta presso Teghensee, nelle vicinanze di Monaco. Ed è qui che vive e lavora per circa venti anni, facendo visita alla propria famiglia al massimo due volte all'anno. Rientra finalmente in Italia nel maggio del 1986. Antonio racconta dei suoi giorni da emigrante con una fierezza ed un orgoglio ammirevoli, sottolineando come i sacrifici e le umiliazioni che normalmente scaturiscono da tale condizione siano alleviati dalla consapevolezza di aver dato il meglio di se per crescere ed educare i suoi figli, affinchè il loro futuro, le loro ambizioni e la loro vita siano migliori di quello che a lui è stato destinato. Nel far ciò ha accettato se pur amaramente, di non veder crescere coloro ai quali tutto era destinato, perdendo attimi irripetibili della loro vita che costituiscono ad oggi il suo più grande rimpianto. In tutto il suo racconto è costante la presenza di sua moglie Nunziata, di cui sottolinea il carattere forte e deciso. A lei va tutta la sua gratitudine e la sua ammirazione per aver cresciuto da sola i loro figli contribuendo allo stesso tempo all'economia familiare con mille sacrifici.

 


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