Emigrazione

In Italia l’emigrazione è avvenuta soprattutto nei secoli XIX e XX; la rilevazione statistica di tale fenomeno da parte dello Stato ha avuto inizio nel 1876 e, nel corso di un secolo, sono andati all’estero 26 milioni di italiani!  L’emigrazione ha toccato tutte le regioni italiane, in primis il Nord (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte) e dopo il 1880 anche il Mezzogiorno (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia).

Distinguiamo due grandi periodi: quello della grande emigrazione (specie in America) tra la fine del XIX secolo e gli anni trenta del XX, e quello della emigrazione europea, agli inizi degli anni cinquanta.

A partire dalla fine del XIX secolo vi fu una importante emigrazione verso l’Africa, specie in Egitto, in Tunisia e in Marocco.

L’emigrazione americana: la simbolica data di inizio dell’emigrazione italiana nelle Americhe può essere considerata il 04.10.1852, quando venne fondata a Genova la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe. La destinazione è soprattutto gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina. Una quota importante di italiani andò in Uruguay; quote importanti si diressero anche in Cile, Perù, Messico, Paraguay, Cuba e Costa Rica.  L’emigrazione massiccia italiana nelle Americhe si esaurì negli anni ’60, dopo il miracolo economico italiano, anche se continuò fino agli anni ’80 in Canada e Stati Uniti.

L’emigrazione europea: ebbe come destinazione soprattutto la Francia (dal1850), la Svizzera e il Belgio (dal 1940)  e la Germania.

Due guerre mondiali e il fascismo limitarono il flusso migratorio italiano che riprese però nel dopoguerra verso il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti, l’Argentina,il Venezuela e l’Europa.

A partire dagli anni sessanta l’emigrazione avvenne quasi sempre dalle regioni meridionali verso le aree industrializzate dell’Europa settentrionale.

Cause e caratteristiche dell’emigrazione: tra i motivi dell’esodo c’è la crisi agraria del 1880, l’aggravarsi delle tasse nelle campagne meridionali dopo l’unificazione del paese, l’alta densità della popolazione (ogni famiglia aveva in media dieci o più figli!). Ci sono anche motivi di attrazione: era richiesta molta manodopera sia in Europa che in America: in Argentina per la colonizzazione delle sue terre, in Brasile per lavorare nelle fazendas (poiché era stata abolita la schiavitù), negli Stati Uniti per lavorare nelle fabbriche, nelle miniere e per la costruzione di strade e ferrovie.

Per circa l’80%  erano maschi di giovane età (tra i 15 e i 40 anni), spesso analfabeti, all’inizio soprattutto contadini e agricoltori.

Spesso, soprattutto nelle mete europee, l’emigrante italiano pensava e sperava di trattenersi per un breve periodo, ma molti degli emigranti sono rimasti nei paesi di emigrazione! Anche se alcuni sono rientrati e rientrano in Italia dopo il pensionamento, i figli e i nipoti ormai si sono stabilizzati all’estero e tornano solo in vacanza!

ll 30 maggio 2012 è stato presentato a Roma il “Rapporto Italiani nel Mondo 2012”,  redatto dalla Fondazione Migrantes e i dati per l’ Italia aggiornati all’01.01.2012 sono:
gli iscritti all'Aire(Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) sono 4.208.977 (oltre 93mila in più rispetto al 2011) di cui il 90% si divide tra l'Europa e l'America, quasi il 50% sono giovani tra i 18 e i 49 anni, il 47,9% donne.

 

L’emigrazione novese, sulla falsariga di quella meridionale iniziò nei primi anni dell’800, prima verso il Sud America (Argentina, Brasile, Uruguay, Perù) poi verso il Nord America ( Stati Uniti e Canada ) e solo dopo il 1950 verso il Venezuela, l’Australia e soprattutto verso il Nord Europa ( Francia, Belgio, Svizzera, Germania). Anche i Novesi, come tutti gli emigranti, hanno pagato un prezzo altissimo all’emigrazione transoceanica. Ancora più alto, ma ciò appare meno problematico, a quello europeo che continua inarrestabile. Le cause dell’emigrazione novese sono sovrapponibili a quelle dell’emigrazione del Mezzogiorno: condizione economica disagiata, per evitare le guerre e per la disoccupazione.